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Paestum: templi greci, tombe dipinte e storia di una città

Redazione Archeologia.org · 12/10/2026

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Paestum è uno dei luoghi in cui l’archeologia italiana permette di osservare con maggiore immediatezza l’incontro fra culture diverse. Nella pianura a sud di Salerno, i suoi templi dorici conservano una presenza monumentale straordinaria, ma non raccontano da soli l’intera storia del sito. La città nacque come Poseidonia, fondazione greca legata a Sibari, passò sotto il controllo dei Lucani e divenne poi una colonia latina. Strade, santuari, abitazioni e sepolture documentano queste trasformazioni senza ridursi a una semplice successione di dominatori. Visitare Paestum significa imparare a leggere un paesaggio urbano stratificato, nel quale edifici ancora imponenti e reperti apparentemente modesti restituiscono aspetti complementari della vita antica.

Da Poseidonia a Paestum: una città tra Greci, Lucani e Romani

La fondazione di Poseidonia viene generalmente collocata intorno al 600 a.C. e attribuita a coloni provenienti da Sibari, importante città greca della costa ionica calabrese. Il nome richiamava Poseidone, ma questo non significa che tutti i principali santuari cittadini fossero dedicati al dio del mare. La posizione nella fertile pianura del Sele favoriva l’agricoltura, gli scambi e i collegamenti fra l’entroterra e la costa tirrenica.

La comunità organizzò il proprio spazio distinguendo aree abitative, luoghi della vita pubblica e grandi settori sacri. Alla città faceva inoltre riferimento il santuario di Hera presso la foce del Sele, fondamentale per comprendere come il territorio, e non soltanto il centro urbano, partecipasse alla costruzione dell’identità collettiva.

Verso la fine del V secolo a.C. Poseidonia passò sotto il controllo dei Lucani. Non si trattò della cancellazione della cultura precedente: pratiche religiose, forme artistiche e abitudini locali continuarono a trasformarsi attraverso contatti e appropriazioni. Le tombe dipinte costituiscono una testimonianza particolarmente importante di questa fase.

Nel 273 a.C. Roma vi istituì una colonia latina, conosciuta con il nome di Paestum. La città ricevette nuovi edifici e nuovi assetti pubblici. La contrazione dell’abitato nei secoli successivi fu invece un processo lungo, legato a mutamenti ambientali, economici e insediativi: attribuirla a una sola causa sarebbe una semplificazione.

I templi di Paestum: tre monumenti, molte domande

I tre grandi templi dorici sono il simbolo del sito. Costruiti in pietra calcarea locale, in origine presentavano rivestimenti e decorazioni che rendevano il loro aspetto diverso dall’immagine oggi familiare della pietra esposta. L’architettura sacra greca non era pensata come un insieme uniformemente privo di colore.

Il più antico è il tempio di Hera, tradizionalmente chiamato Basilica, datato intorno alla metà del VI secolo a.C. Il soprannome nacque quando gli studiosi moderni interpretarono erroneamente l’edificio come una costruzione civile. Le nove colonne della fronte e la particolare organizzazione interna lo distinguono dagli altri templi del sito. La sua forma aiuta a riconoscere una fase dell’architettura dorica nella quale proporzioni e soluzioni progettuali erano ancora oggetto di sperimentazione.

Il tempio di Atena, costruito intorno al 500 a.C. nel santuario settentrionale, era un tempo attribuito a Cerere. Accosta all’ordine dorico esterno elementi ionici nel pronao, lo spazio antistante la cella. È una testimonianza concreta della capacità degli architetti greci di combinare linguaggi diversi, ben lontana dall’idea di ordini architettonici sempre rigidamente separati.

Il tempio comunemente detto di Nettuno risale alla prima metà del V secolo a.C., generalmente intorno al 460 a.C. È il più imponente e meglio conservato dei tre. Il nome tradizionale non corrisponde però a una dedicazione accertata: l’identità della divinità titolare resta discussa. La struttura interna, con colonnati disposti su due livelli, rende particolarmente leggibile l’organizzazione dello spazio sacro.

Per comprenderli bisogna ricordare che i templi non funzionavano come le chiese moderne. Custodivano l’immagine e i beni della divinità, mentre una parte essenziale dei riti, compresi i sacrifici, si svolgeva all’aperto, presso gli altari. Anche gli spazi apparentemente vuoti davanti agli edifici erano dunque componenti fondamentali del santuario.

Il museo e la Tomba del Tuffatore

Il Museo archeologico nazionale di Paestum è indispensabile per collegare le architetture alle persone che le costruirono e frequentarono. Materiali votivi, ceramiche, iscrizioni e corredi funerari consentono di passare dalla scala monumentale alle attività quotidiane, alle credenze religiose e alle forme della rappresentazione sociale.

Fra i reperti più celebri figura la Tomba del Tuffatore, scoperta nel 1968 dall’archeologo Mario Napoli nella necropoli di Tempa del Prete. Datata intorno al 480 a.C., era una sepoltura a cassa formata da lastre di pietra dipinte sulle superfici rivolte verso l’interno.

Sulle pareti compaiono scene di simposio: uomini distesi sui letti conviviali, gesti di relazione, musica e consumo del vino. Sulla lastra di copertura è raffigurato un giovane che si tuffa nell’acqua. L’immagine viene spesso interpretata come una metafora del passaggio dalla vita alla morte, ma il suo significato preciso non è dimostrabile in modo definitivo. Distinguere l’osservazione dall’interpretazione è essenziale per raccontare correttamente questo capolavoro.

Altrettanto importanti sono le lastre dipinte delle tombe di età lucana, soprattutto del IV secolo a.C. Vi compaiono cavalieri, guerrieri, scene rituali e momenti del cerimoniale funerario. Non sono fotografie della società antica: esprimono selezioni, valori e autorappresentazioni dei gruppi che commissionarono le sepolture.

Le sculture architettoniche provenienti dal santuario di Hera alla foce del Sele ampliano ulteriormente il percorso, mostrando il ruolo del racconto mitologico negli edifici sacri e nei rapporti tra città e territorio.

Oltre i santuari: leggere la città antica

Limitare la visita ai templi significa perdere una parte sostanziale di Paestum. La cinta muraria, conservata per ampi tratti, restituisce la dimensione dell’insediamento e il rapporto fra porte, percorsi e difesa. La sua storia comprende interventi di epoche diverse: anche un’opera apparentemente unitaria può essere il risultato di trasformazioni successive.

Nell’area pubblica greca si trova una struttura circolare a gradinate, generalmente interpretata come un ekklesiasterion, edificio destinato alle riunioni dell’assemblea. La sua identificazione aiuta a immaginare una città fatta anche di discussioni, decisioni e partecipazione politica, non soltanto di cerimonie religiose.

Un altro monumento significativo è il cosiddetto heroon, una costruzione interpretata come luogo di culto dedicato a una figura eroizzata, forse il fondatore della città. Quest’ultima identificazione è un’ipotesi, non il risultato di un’iscrizione che ne dichiari esplicitamente il nome.

La fase romana è leggibile nel foro, negli edifici pubblici e nell’anfiteatro. Le abitazioni e gli assi stradali mostrano invece l’organizzazione della vita urbana e le sue modifiche. Conviene osservare differenze di quota, orientamento e tecnica costruttiva: sono indizi utili per riconoscere le stratificazioni, anche quando i resti emergono dal terreno soltanto per pochi filari.

Come visitarlo oggi

Paestum si trova nel comune di Capaccio Paestum, in provincia di Salerno. Per preparare la visita è opportuno consultare le comunicazioni ufficiali del Parco archeologico di Paestum e Velia: modalità di ingresso, percorsi accessibili e disponibilità delle sale possono cambiare per lavori, esigenze di conservazione o iniziative temporanee.

È consigliabile dedicare tempo sia all’area archeologica sia al museo. L’ordine può dipendere dal clima e dalle preferenze personali: vedere prima i reperti offre strumenti per interpretare il sito; entrare prima nel parco permette di collocare successivamente gli oggetti nel loro contesto monumentale.

  • Indossare scarpe comode: i percorsi comprendono superfici irregolari e tratti esposti al sole.
  • Portare acqua e protezione solare nei periodi caldi, scegliendo se possibile le ore meno afose.
  • Verificare in anticipo le condizioni di accessibilità, soprattutto se si utilizzano ausili per la mobilità.
  • Rispettare delimitazioni e indicazioni, senza salire sulle strutture o toccare superfici decorate.

Il sito è raggiungibile anche in treno attraverso la stazione di Paestum; conviene verificare collegamenti e percorso pedonale prima della partenza. Una visita guidata qualificata può aiutare soprattutto a riconoscere ciò che sopravvive in forma meno monumentale.

In sintesi

Paestum non è soltanto una straordinaria sequenza di templi greci. È una città nella quale architetture, sepolture e oggetti raccontano l’intreccio fra comunità greche, lucane e romane. La visita acquista profondità quando il museo e il paesaggio archeologico vengono letti insieme, distinguendo i dati accertati dalle interpretazioni ancora aperte. Il valore del sito risiede proprio in questa capacità di rendere visibile la complessità del passato: non un’immagine immobile della Magna Grecia, ma una storia di continuità, trasformazioni e memorie da conoscere e tutelare.

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Articolo redatto con il supporto dell'intelligenza artificiale e rivisto dalla redazione di Archeologia.org.

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